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La sostenibilità è un ideale che sta prendendo piede nello spirito del nostro tempo.  Un paradigma filosofico che influenza tutti i campi, dall’etica, alla società all’economia. Questo ideale, nato con l’attenzione per l’ambiente, si è successivamente legato a una serie di riconsiderazioni riguardanti le priorità della nostra vita come essere umani, la nostra felicità, la giustizia, la solidarietà, le responsabilità…

La visione antropocentrica, cioè il pensiero che tutto fosse creato per l’utilità umana, fa posto alla visione olistica con la quale si prende coscienza della complessità del sistema e delle relazioni tra fenomeni. Da questo scaturisce uno stile di vita orientato a minimizzare l’impatto ambientale senza rinunciare alla tecnologia, anzi puntando alla sua evoluzione al fine dell’ottimizzazione delle risorse. L’acquisto compulsivo indotto dal consumismo fa posto ad una maggiore attenzione per la qualità della vita, per il proprio tempo e per le relazioni umane. Assume maggiore rilevanza la solidarietà tra paesi e ceti sociali, nonché la solidarietà intergenerazionale al fine di garantire a tutti pari opportunità. In questo contesto anche l’economia cambia insieme al concetto di benessere e sviluppo. Questo nuovo paradigma olistico è basato su tre pilastri interdipendenti: ambiente, economia e società. 

Cerchiamo di capire qui di seguito che cosa vuol dire sostenibilità, quale origine ha questo termine e perché è così importante.

Quando si inizia a parlare di sostenibilità

Il concetto di sostenibilità è stato introdotto nel corso della prima conferenza ONU sull’ambiente nel 1972. In quell’anno, con la Dichiarazione di Stoccolma, furono enunciati 26 principi volti alla preservazione dell’ambiente. In questi principi però il termine sostenibilità non compare mai, inoltre erano orientati da una visione antropocentrica. L’ambiente era sì una risorsa da preservare ma solo in funzione dell’utilità umana, non perché avesse un valore intrinseco. 

Nel ‘72 e nel ‘73 ci furono due eventi che richiamarono l’attenzione verso il problema della scarsità delle risorse, la crisi della pesca delle acciughe del sud america e la crisi energetica cioè un brusco aumento del costo del petrolio dovuto a ragioni politiche. Questi eventi hanno evidenziato la fragilità di un sistema industriale basato su delle risorse scarse e non rinnovabili. 

Proprio durante la crisi energetica si cominciò però a parlare di ecologia, risparmio energetico e blocco della circolazione nei giorni festivi. Soltanto però nel 1987 venne definito con chiarezza l’obiettivo dello sviluppo sostenibile.  Secondo la definizione proposta nel rapporto “Our Common Future” pubblicato nel 1987 dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, per sviluppo sostenibile si intende: condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri.

Nel summit della terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992 vennero confermati i principi di Stoccolma e ampliati con una visione olistica ed interdipendente. Grazie al Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2002, il concetto raggiunge la forma moderna basata su tre pilastri interdipendenti di ambiente, economia e società. Nel Agosto 2015, 193 paesi hanno adottato i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Agenda 2030.  Nei prossimi paragrafi focalizzeremo la nostra attenzione prima sui concetti di sviluppo sostenibile e bisogno e spiegheremo perché la sostenibilità riguarda non solo l’ambiente ma anche l’economia, la società e le loro relazioni.

cosa_significa_sviluppo_sostenibile

Cosa significa sviluppo sostenibile

Nella cultura comune si è portati a pensare che lo sviluppo riguardi solo un incremento quantitativo del PIL e che ricchezza corrisponda a denaro.

Tuttavia il PIL è solo uno degli indicatori economici disponibili, potremmo definirlo “il più famoso” e non bisogna dimenticare che il denaro in quanto tale non ha nessun valore, ma lo ottiene solo in virtù dei beni e servizi a cui dà accesso. Inoltre, l’accumulo di ricchezza per tutti e per sempre è impossibile data la limitatezza delle risorse del pianeta.

L’indicatore utilizzato per misurare lo sviluppo è L’indice di sviluppo umano (ISU) (in inglese: HDI-Human Development Index) che tiene in considerazione sia il PIL pro capite che l’accessibilità della popolazione ai servizi essenziali di sanità ed istruzione.

Lo sviluppo si intende sostenibile quando esiste una distribuzione razionale ed equilibrata delle risorse.

È importante aggiungere che non c’è un trade-off tra equità nella distribuzione ed efficienza nella creazione di nuovo valore: una popolazione in salute e alfabetizzata, che vive in una società percepita come equa, è più felice e più produttiva di una che vive forti disparità. Questo tipo di sviluppo economico è quello individuato come pilastro fondamentale nella definizione di sostenibilità.

Per quanto riguarda la felicità precedentemente citata, ci sono anche altri elementi importanti da tenere in considerazione oltre l’equità: il senso di sicurezza, il senso di libertà, la soddisfazione esistenziale, la fiducia nei governanti, la possibilità di coltivare socialità ed interessi individuali. Questi elencati sono alcuni dei bisogni umani che vanno oltre ai bisogni primari di dormire, mangiare e bere. Anche nella definizione di sviluppo sostenibile data dall’ONU nel “Our Common Future” viene citata la parola bisogno, ma a quali bisogni umani fa riferimento?

Quali sono i bisogni umani secondo l’ONU?

Il bisogno è la percezione della mancanza totale o parziale di uno o più elementi che costituiscono il benessere della propria persona.

Identificare quali siano i bisogni dell’essere umano non è banale se non ci si limita a quelli primari.

Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow concepì il concetto di “Hierarchy of Needs” (gerarchia dei bisogni o necessità). Questa scala di bisogni è suddivisa in cinque differenti livelli:

  • bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.),
  • Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione
  • Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione)
  • Bisogni di stima (e autostima), di prestigio, di successo
  • Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative).

In realtà la piramide di Maslow ha ricevuto diverse critiche dalla psicologia moderna soprattutto per il suo carattere statico. La gerarchia dei bisogni può variare da individuo a individuo, inoltre in epoca moderna, subisce la manipolazione imposta dalla pubblicità e della moda.

Secondo L’O.N.U. gli esseri umani hanno due tipi di bisogni basilari

  • bisogni fisici (cibo, acqua, vestiti, salute, riparo…);
  • bisogni psicologici (dignità, rispetto, creatività, espressione di sé, lavoro, amicizia, partecipazione, apprendimento, amore, svago, autonomia).

Le nazioni aderenti all’O.N.U. infatti hanno adottato La dichiarazione universale dei diritti umani e non considerano come bisogno umano basilare solo la sopravvivenza. Se da una parte il soddisfacimento dei bisogni fisici è sicuramente prioritario per la sopravvivenza dall’altra c’è coscienza dell’esistenza di fattori che porta gli obiettivi dello sviluppo verso il campo dell’etica e della responsabilità sociale. È per queste ragioni che la sostenibilità sociale è stata individuata come pilastro fondamentale nella definizione di sostenibilità.

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Come si possono soddisfare i bisogni di tutti?

I bisogni collettivi potranno essere soddisfatti in modo sostenibile solo grazie ad un utilizzo più razionale delle risorse e al mantenimento di un equilibrio tra ciò che viene utilizzato e ciò che viene ripristinato. Citando il paragone scritto nel libro “Energia per l’astronave Terra” Il nostro pianeta può essere considerato come una grande astronave e, come degli astronauti, dovremmo misurare l’utilizzo delle risorse a disposizione.

Privilegiare l’utilizzo di materie prime rinnovabili come per le bioplastiche permette per esempio non solo di risparmiare fonti fossili ma anche di ridurre il tempo di ripristino della risorsa che può tornare ad essere compost. Anche sfruttare l’energia del vento e del sole, investendo sulla efficienza di questi sistemi può permettere di risparmiare materie prime più inquinanti come gli idrocarburi o “preziose” da un punto di vista chimico come il metano di cui le generazioni future potrebbero aver bisogno.

Questi citati sono solo dei piccoli esempi di una riorganizzazione orientata all’efficienza che deve investire sia i singoli nel loro stile di vita quotidiano, che le imprese e i governi. Non si possono ignorare le prime avvisaglie di drastici cataclismi che potrebbero investirci senza preavviso: desertificazione, crisi alimentari, pandemie, fenomeni atmosferici estremi, scomparsa della fauna, etc..

Non si tratta ormai di possibilità che riguardano il futuro ma che rappresentano uno stato di mancanza di sicurezza ambientale nella quale viviamo. Gli equilibri stanno cambiando ed è dovere dell’uomo sia riparare i danni causati all’ambiente sia la qualità della vita delle generazioni future. La sfida per la tutela dell’ambiente è il terzo pilastro fondamentale della definizione di sostenibilità.

Sostenibilità ambientale, sociale ed economica

Abbiamo citato i tre pilastri su cui si basa il principio di sostenibilità e che possiamo ritrovare tra gli obiettivi (OSS) dettati dall’ONU con l’agenda 2030.

Il punto di svolta è la comprensione che questi obiettivi non sono tra loro indipendenti ma correlati sinergicamente. Per esempio un Paese focalizzato unicamente sullo sviluppo economico che non riduce le disuguaglianze potrebbe subire conflitti interni che danneggiano la stessa economia. L’inquinamento eccessivo potrebbe diffondere malattie con conseguente aumento dei costi sanitari e maggior numero di assenze sul lavoro.

I fenomeni climatici estremi potrebbero danneggiare le colture agricole con ripercussioni economiche. Un maggiore livello di istruzione comporta una più alta produttività. Una riduzione dei livelli di povertà di alcune nazioni permette a queste di dotarsi di infrastrutture idonee alla riduzione dei livelli di inquinamento.

Per poter attuare la riorganizzazione necessaria al raggiungimento di questi obiettivi è necessario che:

  • la popolazione sia informata e che orienti le proprie scelte di consumo tenendo in considerazione la sostenibilità;
  •  le imprese organizzino la loro produzione per limitare quanto più possibile l’impatto ambientale (esistono delle tecniche di valutazione adatte allo scopo come il Life Cycle Assessment) e che rispettino un codice etico;
  • i governi recepiscano queste direttive inserendole nella loro legislazione.

In conclusione, la sostenibilità è una visione olistica e di lungo periodo orientata alla salvaguardia dell’ambiente e della qualità della vita umana.