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Il seguente articolo descrive l'attuale situazione in Italia della filiera della canapa industriale

La canapa, anche detta marjuana… STOP. Non c’è neanche il tempo di nominare questa pianta senza che sorgano ambiguità.
Eppure è proprio così, canapa e marjuana sono la stessa identica pianta, cioè che cambia è il pregiudizio della destinazione d’uso.
Se si ipotizza di utilizzarla per semi, farina, olio, fibra o cosmetica si tratta di canapa industriale, mentre se si ipotizza un uso “ricreativo” diventa marjuana.
Vedremo nel seguente articolo qual è la situazione della filiera della canapa industriale in Italia ma prima di procedere individuiamo le ragioni per cui lo sviluppo di queste coltivazioni è difficoltoso.
La pianta contiene naturalmente una sostanza chiamata THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) che se assunta ha effetti psicoattivi.
L’uso ricreativo consiste nel fumare o mangiare cibi che contengano le infiorescenze e la resina contenenti questa sostanza.
Non approfondiremo l’etica di questa pratica e i suoi rischi per la salute, ma invitiamo a riflettere sul fatto  anche gli alcolici sono usati egualmente per uso ricreativo, provocando danni probabilmente addirittura maggiori ma senza creare lo stesso stigma sociale.
E’ proprio questa la differenza marjuana e canapa, l’una è la demonizzazione della seconda.
Le ipotesi per le quali sia stato portato avanti questo processo di demonizzazione e di damnatio memoriae sono descritte in molti articoli su internet e in diversi documentari, tra cui “l’Erba Proibita” film del 2002.

Coltivare la canapa in Italia

La legge 242/2016 art.4 comma 7 pone il limite dello 0,6% per la quantità di THC permesso nelle coltivazioni di canapa. Pur essendo più “permissiva” rispetto al passato, oltre questo limite la canapa diventa marjuana e il campo in cui è stata coltivata deve essere bruciato.
L’agricoltore rischia così di vedersi bruciati un anno di fatica e investimenti.
Per evitare che la canapa sviluppi THC le coltivazioni possono essere seminate solo con semi certificati, presenti nel Registro Europeo delle Sementi e non è consentito seminare semi autoprodotti l’anno successivo, si rischierebbe infatti che le piante innalzino i livelli di THC oltre i limiti consentiti.
Le difficoltà non si fermano però qui, cosa succede dopo essere riusciti a produrre canapa secondo le prescrizioni di legge? Chi la lavora? Cosa si può produrre?
Prima di rispondere a queste domande riassumiamo di seguito i principali possibili utilizzi della canapa:

  1. Settore alimentare:
    1. semi da consumare tal quali o decorticati;
    2. dalla spremitura del seme si ottiene olio e contemporaneamente farina di canapa.
  2. Tessuti: dalla lavorazione della fibra della canapa, attorno al canapulo;
  3. Carta: un ettaro di canapa produce, in pochi mesi, la stessa cellulosa prodotta da 4 ettari di foresta in decenni
  4. Edilizia: mattoni in canapa e calce;
  5. Bio-plastica dai materiali di scarto;
  6. Componenti automotive;
  7. Bio-combustibili dalla fermentazione delle biomasse;
  8. Cosmetica e farmaceutica: creme e oli rigeneranti e antinfiammatori.

L’elenco appena scritto rappresenta quello che potenzialmente si potrebbe fare, ma cosa si produce effettivamente oggi in Italia?
La risposta è: settore alimentare e farmaceutica.

La filiera della canapa

Approfondendo ulteriormente possiamo aggiungere che la pianta contiene i seguenti “frutti”: infiorescenza, semi, canapulo (fusto) e fibra (intorno al canapulo).
In Italia esiste solo un impianto per la lavorazione della fibra e del canapulo, cioè quello di “Assocanapa” in Piemonte.
Si potrebbe menzionare l’impianto attualmente fermo situato a Taranto di  “South Hemp”, mentre in Sicilia la multinazionale “Canapar” aveva finanziato nel 2019 con 26 milioni di dollari un grande stabilimento, ma data l’instabilità normativa ha preferito trasferirsi in Bulgaria.
Quindi chi decide di coltivare canapa nel proprio campo non dovrà solo temere la giustizia ma avrà anche difficoltà nel lavorare il proprio prodotto, nel venderlo e nell’ottenere un ritorno economico, considerando anche il fatto che non è conveniente trasportare le rotoballe, del tutto simili a quelle che siamo abituati a vedere con la comune paglia, per più di 50km. Una simile azione comprometterebbe tralaltro la sostenibilità della produzione.
Quindi pur essendo la canapa la pianta dai mille frutti in Italia se ne può sfruttare solo una parte, compromettendo l’economicità della piantagione.
Uno spiraglio di luce potrebbe arrivare da Tecnocanapa, azienda che sta sviluppando impianti mobili per la trasformazione delle paglie direttamente nei pressi del campo coltivato.
In realtà esistono macchinari dal costo di circa 20.000€ che però possono lavorare solo pochi ettari e con una scarsa qualità del prodotto ottenuto, cioè fibra non ben separata dal canapulo e canapulo polveroso con cui non si otterrebbe un buon prodotto finito.
Per queste ragioni pochi decidono di coltivare la canapa e ancora meno decidono di investire in un impianto con il timore delle ripercussioni di una normativa così monca e tutt’altro che incentivante.
A guidare questo business in Europa ci pensa però la Francia dove gli impianti ci sono e ci sono anche attrezzature particolari, come la mietitrebbia combinata che separa già in fare di raccolta il fusto dalla parte apicale destinati a lavorazioni distinte.

Vendita dei prodotti a base di canapa

Riassumendo ci sono problemi nel primo step della filiera, cioè la coltivazione, impossibilità nello step successivo di trasformazione, cosa succede quindi per la fase finale, cioè la vendita del prodotto finito?
La corte di Cassazione con la sentenza del Maggio 2019 ha confermato che, a prescindere dalla percentuale di principio attivo, “il commercio o anche solo la messa in vendita di cannabis costituisca reato”. La Suprema Corte, inoltre, afferma che “rispetto all’oggetto materiale della condotta, non ha senso alcuno definire la sostanza come “light” alla luce della quantità di principio attivo in essa contenuto” e che “[…] la detenzione per la vendita, la messa in commercio e la vendita di cannabis (foglie, infiorescenza, olio, resina) sono tutte condotte alternativamente previste e sanzionate come reato dall’art. 73, commi 1 e 4, D.P.R. n. 309/90″ (spaccio di sostanze stupefacenti).“
Una tale norma non colpisce solo i prodotti da fumo ma crea ulteriore confusione anche per quanto riguarda i prodotti alimentari.

Conclusioni

Tra realtà, cospirazionismo e scetticismo, l’unica verità davvero lampante è che questa pianta ha accompagnato l’uomo durante tutta la sua storia fornendoci materie prime utili in campo medico, alimentare, costruttivo e artigianale ecocompatibili, sostenibili ed economiche.
Potrebbe tornare a sostenere il nostro percorso se riuscissimo a mettere da parte i nostri pregiudizi e guardarla per quello che realmente è: una pianta utile che potrebbe aiutarci ad evolvere la nostra tecnologia in maniera più ecosostenibile.
Secondo Federcanapa basterebbero poche regole di buon senso per tranquillizzare gli investitori e rilanciare l’economia in questo settore.
Se il legislatore avesse davvero a cuore la salute dei cittadini, piuttosto che delle ripercussioni che fumare cannabis ha sull’organismo, dovrebbe preoccuparsi delle ripercussioni che subiamo a causa dell’inquinamento che potrebbero essere mitigate grazie alla capacità di questa pianta di sottrarre Co2 ed emettere più ossigeno nell’atmosfera di quanto facciano gli alberi.
Per risolvere il problema dell’abuso di stupefacenti e alcolici si dovrebbe andare più in profondità, verso le cause di questa piaga sociale autolesionista e non fermare il progresso a causa di una morale bigotta.
Cosa possiamo fare noi consumatori per sostenere questo cambiamento?
Acquistare prodotti a base di canapa, premiando la loro sostenibilità e partecipare ad iniziative che possano avviare un suo legale utilizzo.

Su questo sito è possibile firmare una petizione per la legalizzazione della canapa, se ti interessa scoprire i diversi prodotti reperibili online di seguito proponiamo alcuni link:

Macrolibrarsi

Amazon

Abbigliamentocanapa

Oasidellacanapa

Canapuglia